La prima esclusiva PS5 del 2026 rischia di diventare un caso, ma non per i motivi che Sony vorrebbe. A pochi giorni dall’inizio dell’anno, Code Violet – nuovo titolo di TeamKill Media – sta raccogliendo una serie di valutazioni molto negative, al punto da essere già indicato da molti come un potenziale “candidato” al premio non proprio ambito di gioco peggiore del 2026.
Siamo ancora nella prima metà di gennaio, eppure il debutto di Code Violet ha già acceso una discussione piuttosto rumorosa tra appassionati e addetti ai lavori. Il titolo è arrivato come esclusiva PlayStation 5, ma l’accoglienza critica sembra averlo messo rapidamente in difficoltà.
Il problema, in sintesi, è che le recensioni parlano di un’esperienza “disastrosa” sotto diversi aspetti: rifinitura, meccaniche, struttura del gameplay e tenuta tecnica.
Una pioggia di voti bassi
Il dato che colpisce di più è la sostanziale uniformità dei giudizi: i voti registrati nelle prime recensioni si muovono in una forbice molto bassa, grosso modo tra 2/10 e 4,9/10 (con leggere variazioni a seconda delle scale utilizzate dalle testate).
Non è tanto la presenza di un singolo “voto shock” a fare notizia, quanto il fatto che la media percepita sia schiacciata verso il basso: una tendenza che, quando si manifesta in modo così compatto, difficilmente è casuale.
Il “sogno Dino Crisis” e il confronto che pesa
Uno dei punti più discussi riguarda le aspettative: Code Violet viene spesso descritto come una sorta di erede spirituale di Dino Crisis, almeno nelle intenzioni o nell’immaginario evocato.
Ed è qui che il gioco, secondo molte analisi, inciamperebbe: l’idea di recuperare un certo tipo di survival horror “vecchia scuola” si scontra con una realizzazione ritenuta incoerente, con elementi presi da altri giochi ma assemblati senza una vera direzione. Il risultato sarebbe un gameplay che alterna momenti ripetitivi a scelte di design poco convincenti.
Problemi tecnici e feeling di gioco
Tra le critiche più ricorrenti spuntano:
- combattimenti poco riusciti, con sensazioni imprecise o poco gratificanti;
- esplorazione giudicata monotona, incapace di sostenere ritmo e tensione;
- problemi tecnici che incidono sull’esperienza complessiva, tra prestazioni e bug.
In un genere come il survival horror, dove atmosfera e controllo del ritmo sono fondamentali, questi aspetti diventano spesso determinanti nel giudizio finale.
TeamKill Media e il precedente che non aiuta
C’è poi un elemento “di contesto” che pesa: TeamKill Media si porta dietro la reputazione non proprio brillante del precedente Quantum Error, un titolo che aveva già lasciato molti dubbi. Con Code Violet, la sensazione generale è che lo studio non sia riuscito a invertire la rotta, anzi.
Un inizio d’anno complicato per l’esclusiva PS5
Che un gioco venga già etichettato come “tra i peggiori dell’anno” a gennaio può sembrare prematuro, ma quando le valutazioni sono così concordi è naturale che il dibattito si infiammi. Ora resta da capire se il team riuscirà a intervenire con patch e aggiornamenti sostanziali, oppure se Code Violet resterà uno di quei titoli destinati a essere ricordati più per la polemica che per il valore ludico.
Di certo, per essere la “prima esclusiva PS5 del 2026”, l’avvio non è dei migliori.



