Siri: azione legale collettiva per le intrusioni nella privacy

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Siri: azione legale collettiva per le intrusioni nella privacy

Apple dovrà affrontare delle accuse rivolte al suo programma di assistenza vocale Siri. Secondo i querelanti di una class action, Siri avrebbe spiato delle conversazioni private degli utenti. Pare inoltre che Cupertino abbia ceduto a terzi queste registrazioni, inizialmente rilevate da Siri in via casuale.

Perché una class action accusa Apple in merito a Siri?

Nuove azioni legali contro Apple. Il colosso di Cupertino dovrà infatti affrontare delle accuse secondo cui l’assistente vocale Siri avrebbe spiato conversazioni private degli utenti. Un giudice della corte distrettuale statunitense, Jeffrey White, ha approvato una class action, ovvero un’azione legale collettiva, che rivolge alla società tecnologica proprio queste accuse. Secondo i querelanti, inoltre, Apple avrebbe rilasciato a terzi le informazioni raccolte in modo accidentale da Siri. La causa è basata su un rapporto di un informatore risalente al luglio 2019, in cui si sosteneva che un programma di valutazione interno dell’assistete vocale può rivelare inavvertitamente identità, informazioni personali e altro materiale privato dell’utente.

L’analisi degli appaltatori

Con Siri, gli appaltatori hanno ricevuto l’incarico di analizzare frammenti di query caricati da dispositivi iPhone e HomePod. Questa procedura ha lo scopo di determinare se gli utenti avessero invocato l’assistente intenzionalmente oppure accidentalmente nei casi presi in esame. Gli appaltatori hanno in seguito rivelato che sono presenti diverse registrazioni sensibili. Apple informa generalmente gli utenti delle iniziative di controllo della qualità di Siri in corso nelle note di termini e condizioni. Tuttavia, sembra che il linguaggio utilizzato sia vago, e non spieghi in modo specifico se qualcuno può rivedere le clip audio registrate o meno. I querelanti avevano inzialmente presentato la class action a cinque giorni di distanza dalla sospensione da parte di Apple, nell’agosto 2019, di Siri.  All’epoca Cupertino aveva inoltre implementato un’opzione per permettere agli utenti di rinunciare al programma con l’arrivo dell’aggiornamento software.


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