Internet of Things, la decisione di Huawei

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Huawei ha deciso di passare a Internet of Things, per cercare di superare le sanzioni commerciali che colpiscono la sua attività 5G. La mossa potrebbe però sortire un effetto del tutto indesiderato.

Internet of Things, serve davvero?

La tensione commerciale tra Stati Uniti e Cina è alle stelle. Huawei è in sofferenza, e cerca nuove opportunità in altri dispositivi intelligenti. Ma potrebbe non essere l’idea migliore: il passaggio a Internet of Things sta infatti sollevando molti concorrenti. Tutto questo è avvenuto dopo la pubblicazione della grigia crescita del fatturato 2020: l’aumento è stato infatti appena del 3,8%, con un utile netto del 3,2%. Pare però che fossero risultati che in qualche modo erano prevedibili, secondo Huawei.


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Crisi o opportunità?

In parte il rallentamento nel 2020 è dovuto al crollo delle vendite degli smartphone all’estero. Infatti, i controlli sulle esportazioni americane hanno eliminato Huawei dai chipset principali e dai servizi Google, indispensabili per i consumatori. Per tutta risposta, l’azienda ha moltiplicato i suoi sforzi per diversificare e compensare le perdite.

Nuovi dispositivi

Negli ultimi due anni Huawei ha dunque concentrato i propri sforzi in un gran numero di dispositivi intelligenti, quali auricolari AR/VR, tablet, laptop, tv, smartwatch, altoparlanti, cuffie e sistemi per auto. La matrice di questi prodotti connessi di Huawei ricorda molto quella di Xiaomi, ma con una differenza: Huawei è anche fornitore di infrastrutture di telecomunicazioni. La concorrenza rimane comunque spietata: parlando di uno di questi dispositivi, lo smartwatch per citarne uno, il maggiore avversario rimane Apple. Questo possiede infatti il primato del 34,1% sul mercato nel 2020: seconda Xiaomi, con l’11,4. Huawei si piazza soltanto terza, con il 9,8%.

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