Clubhouse: la nuova piattaforma della disinformazione?

La nuova piattaforma social ha visto una rapida crescita durante il lockdown, ma riuscirà a gestire il numeroso flusso di conversazioni?

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Clubhouse:

Clubhouse, la nuova piattaforma di social media, ha visto un crescente aumento di utenti durante il lockdown dovuto alla pandemia di coronavirus. Ha dato agli utenti la possibilità di connettersi attraverso conversazioni audio intime con sconosciuti virtuali. Ora però crescono le preoccupazioni che Clubhouse non sia in grado di gestire un così elevato numero di conversazioni. Per questo potrebbe diventare la nuova casa della disinformazione. Riuscirà l’app a gestire la diffusione della disinformazione?

Clubhouse sarà la nuova piattaforma della disinformazione?

Nei giorni del lockdown, dove si era costretti a rimanere in casa, milioni di persone hanno trovato conforto nelle piatteforme social. La possibilità di potersi connettere, anche se solo virtualmente, con una persona cara, è stata molto importante in questi giorni bui. Durante il lockdown una piattaforma in particolare ha avuto un grande successo: Clubhouse. Questa nuova app è cresciuta in maniera esponenziale durante la pandemia e ora molti si chiedono se diventerà la nuova piattaforma della disinformazione.

Per rispondere a questa domanda The Hill ha intervistato Emerson Brooking, resident senior fellow presso l’Atlantic II Digital Forensic Research. Brooking ha affermato che a differenza delle piattaforme social tradizionali, dove l’impronta di un utente è più permanente, le conversazioni nelle chat room di Clubhouse non vengono registrate dall’app. Questo rende essenzialmente impossibile discernere la diffusione di informazioni false o molestie. Brooking ha inoltre affermato che il modello di Clubhouse consente agli utenti di sentirsi inclini a parlare liberamente. Questo senza necessariamente considerare se stanno condividendo informazioni accurate oppure una disinformazione.

Come funziona Clubhouse?

Clubhouse è progettata per consentire agli utenti di entrare e uscire dalle chat room incentrate su argomenti di ampia portata. Un ascoltatore può scegliere di partecipare alzando virtualmente la mano e un moderatore può quindi consentirgli di diventare un oratore nella stanza. I moderatori, o l’utente che avvia la stanza Clubhouse, possono anche aggiungere o rimuovere altri utenti, consentendo loro di guidare la conversazione. Questo modo di gestire l’app ha già portato a segnalazioni diffuse di disinformazione, inclusa la diffusione di false affermazioni sul coronavirus e sul vaccino anti-covid. Brooking ha fatto notare che queste false affermazioni sul covid circolano anche su piattaforme note come Twitter e Facebok. Tuttavia ha sottolineato che queste piattaforme si sono impegnate a reprimere tali contenuti, mentre le regole di Clubhouse non lo permettono.

Brooking ha affermato: “In questo momento è una grande preoccupazione che questo possa essere un luogo di ritrovo ideale per i membri della comunità anti-vaccino, perché offre alle persone l’opportunità di convocare club simpatici che stanno parlando ed elevando il contenuto anti-vaccino. E possono controllare il corso della conversazione in modo che altre voci non possano essere ascoltate”.

Non tutti sono preoccpuati per la nuova app

Man mano che l’app continua a crescere, anche il problema della disinformazione potrebbe farlo. Tuttavia secondo alcuni esperti Clubhouse potrebbe avere un vantaggio in termini di mitigazione della diffusione di disinformazione virale rispetto alle sue controparti tradizionali sui social media. Mentre alcuni hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che la disinformazione potrebbe diffondersi più liberamente perché le conversazioni scompaiono al termine di una chat room, Aram Sinnreich, professore presso la School of Communication, ha minimizzato tale preoccupazione. Sinnreich ha affermato che chiunque pensi di essere più libero di esprimersi in Clubhouse rispetto a quanto farebbe su Twitter o Facebook è un ignorante, che non capisce i social media e quindi ha una capacità limitata di includere altre persone nella conversazione.


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