Canali Telegram: venduti Green Pass e vaccini falsi

La Guardia di Finanza ha sequestrato dieci canali che rimandavano al dark web per l'acquisto di prodotti falsi relativi ai vaccini

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Canali Telegram

Dei canali Telegram permettevano agli utenti di entrare nel dark web con dei link per acquisatre illegalmente Green Pass e vaccini falsi. Già da diversi giorni molti temevano che il passaporto vaccinale sarebbe stato nel mirino dei cybercriminali, specie per il suo QR code. La Guardia di Finanza ha immediatamente provveduto a sequestrare i canali della piattaforma.

Sui canali Telegram si vendevano Green Pass e vaccini falsi?

Attraverso dei canali Telegram, prodotti come Green Pass e certificati vaccinali sono stati venduti nel dark web. Già da giorni si diceva che i questi “passaporti vaccinali” sarebbero diventati un interesse cybercriminale, dal momento che il QR code del Green Pass avrebbe potuto essere un vettore di attacco nel dark web. E questa supposizione ha recentemente ottenuto conferma. Il Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche, una divisione della Guardia di Finanza, ha sequestrato una decina di canali Telegram. Questi canali della nota app di messaggistica erano utilizzati come mezzo attraverso il quale commercializzare vaccini falsi e Green Pass. Già migliaia di utenti si erano uniti a questi canali della piattaforma.

Ecco come funzionavano i canali e il collegamento con il dark web

A far funzionare questo sistema era un meccanismo abbastanza semplice. Accedendo a uno dei canali, gli utenti registrati avevano la possibilità di trovare dei link. Questi link rimandavano ad account anonimi collocati in appositi settori del dark web. In queste pagine, l’utente poteva contattare i veditori per procedere con l’acquisto. Il meccanismo, seppur si basasse su procedure non legali, era affine a un dito di e-commerce tradizionale. L’utente doveva pagare mediante criptovalute. Il dark web offriva addirittura dei pacchetti di “tutto incluso” per garantire anonimato, tracciabilità della spedizione, imballaggio a temperatura refrigerata e certificazione dell’avvenuta somministrazione del vaccino”.

I Green Pass in commercio riportavano dei dati falsi sulle generalità del vaccinato e il codice QR. I certificati falsi contenevano persino il numero del lotto di origine della prima e della seconda dose del vaccino. Per quanto riguarda i certificati, la consegna era garantita anche ai cittadini che attualmente risiedono in Paesi fuori dall’UE, come USA, Regno Unito e Svizzera.


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