5 cose da migliorare di Clubhouse, il nuovo social

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Non c’è persona, in questo periodo, che non conosca Clubhouse. Per questo motivo non ci dilungheremo troppo a spiegare di cosa si tratti, anche perché se ne sono occupati altri colleghi prima di me. Come tutte le novità, anche questa nuova realtà ha dei pro e dei contro: oggi quindi vedremo 5 cose da migliorare su Clubhouse.

5 cose su Clubhouse, come migliorarlo?

Le ultime stime parlano di sei milioni di utenti attivi, 100.000 di download nel nostro Paese. Non esiste ancora, però, la app per Android, il che pare quantomeno bizzarro, considerando che otto dispositivi su dieci in tutto il mondo supportano questo sistema operativo. Ma questo appare come il problema minore, a fronte di altre questioni da affrontare. Eccone qui cinque.


Clubhouse: la nuova piattaforma della disinformazione


1. La privacy

La cosa più importante, e il punto più urgente da chiarire. Il Garante Italiano ha già chiesto spiegazioni in merito ad Alpha Exploration, la società californiana che controlla la piattaforma. Secondo l’authority, infatti, Clubhouse non sarebbe in linea con il regolamento generale europeo (varato nel 2018) per la salvaguardia dei dati personali. L’ultimo aggiornamento risale allo scorso 2 novembre: inoltre, ci si riferisce solo alla legge sulla privacy in vigore in California, e l’accesso sarebbe consentito solo ai maggiorenni. Non si sa però come la piattaforma intenda regolamentare l’eventuale ingresso di minori: in sostanza, una sorta di zona franca dove esistono poche e nebulose direttive.

2. Chat in diretta

In un certo senso è il bello di questa app: non è possibile registrare le chat o le conversazioni, tutto si basa sull’essere qui, e ora. Rimane dunque impossibile riascoltare ciò che viene detto, e qui entra in campo una questione psicologica. Si tratta di una forma di dipendenza denominata “fomo” (fear of missing out), più semplicemente la sensazione di essere tagliati fuori, esclusi da qualcosa. Ne deriva “un senso d’ansia provocato dalla percezione, spesso acuita dai social network, che gli altri stiano vivendo esperienze più gratificanti delle nostre”, secondo le parole di Patrick J. McGinnis, autore di un libro proprio su questo argomento.

3. Democrazia

Un altro principio di Clubhouse, cioè: si entra in una chat, si ha qualcosa da dire, si alza la mano e si dice. Bene. Questo funziona se una conversazione coinvolge cinquanta persone. La faccenda cambia se le stanze iniziano ad ospitare cinquemila utenti. La conseguenza è facilmente prevedibile: non tutti quelli che vorrebbero riusciranno a parlare, e gli stessi moderatori faticheranno a stare dietro alle opinioni di tutti. Ne potrebbero derivare diverse concause: chat della durata di ore ed ore, con moderatori diversi che dovranno alternarsi. Chat chiuse senza che tutti coloro che si erano prenotati riescano a dire la loro. Un collo di bottiglia che alla lunga potrebbe diventare frustrante.

4. Vita privata

Sappiamo tutti come funzionano i social network: anche se stiamo facendo altro, possiamo dare un’occhiata alle nostre bacheche e poi tornare più tardi. Con Clubhouse questo non è possibile, per i motivi già spiegati. Inoltre, se non si vive soli (e in questo momento è difficile che ciò avvenga) e non si può disporre di cuffie, ascoltare una discussione può generare problemi con chi abita con noi. Oltretutto, si tratta di tempo che portiamo via alle persone che amiamo e con le quali conviviamo. Con tutto ciò che ne consegue.

5. Disturbatori

Non esiste social dove non ci siano loro: disturbatori, hater, troll. Ultimamente la “moda” sembra essere lo zoombombing. Si entra in una discussione, non importa di cosa, e si comincia a sproloquiare o ad insultare i membri con affermazioni fuori luogo e magari offensive, il tutto all’unico scopo di sabotare le conversazioni. A parte questo, un altro problema può essere legato al furto d’identità: poiché su Clubhouse possiamo sentire solo la voce degli altri utenti, una persona con un timbro simile al nostro, copiando il nostro profilo potrebbe facilmente spacciarsi per noi. 5 piccole grandi cose, insomma, che si spera possano essere migliorate al più presto.

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